di circolomanifestotrieste

Gent.me, gent.mi,
la notizia dello “sfratto” di Casa delle Culture dai locali di Via Orlandini, è un ennesimo atto stolto e retrivo di una giunta comunale, a orrida trazione leghista, che crede di poter gestire la cosa pubblica in modo autoritario e facendo riferimento a modelli del più nero passato. Cancellare l’esperienza di Casa delle Culture significa cancellare una parte importante della produzione artistica e politica non conformista di questa città. Di una città che, almeno in una sua parte, odia e combatte i deboli, i/le migranti, le/gli emarginati/e, e che combatte, ovviamente, la cultura. “Quando sento la parola cultura, metto mano alla pistola”, diceva Goebbels: è la stessa frase che potremmo sentire sulla bocca dei tristi figuri di questa giunta e di questa maggioranza. Invece di aprire spazi alla creazione e alla riflessione, essi chiudono: e cioè chiudono la città alla sperimentazione di vie alternative. Questi spazi comuni, invece, vanno difesi con le armi dell’intelligenza e della non violenza, contro l’ottusità e la violenza politica. Da parte mia esprimo piena solidarietà alla Casa delle Culture -con cui ho lavorato per raccogliere e inviare materiale di primo soccorso nelle zone terremotate del centro Italia, lo scorso settembre-, nella speranza che si possa agire affinché il provvedimento di “sfratto” venga ritirato, semplicemente ritirato, perché dannoso alla vita collettiva.
Prof. Gianluca Paciucci,
presidente dell’Associazione “Tina Modotti” (Trieste)
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