di circolomanifestotrieste

Comunicato stampa
Denunciatemi perché ho difeso il presepe vivente di chi dorme al freddo, non so stare dalla parte degli Erode di turno che li ignora o perseguita.

Ieri sera ho con convinzione partecipato all’iniziativa sotto la Loggia del Municipio di Pordenone e poi sotto la locanda convenzionata per l’ospitalità denunciando  pubblicamente come nonostante il freddo intenso, previsto dall’osservatorio meteo regionale, una decina di immigrati regolari dormissero all’aperto. Già due di loro erano stati ricoverati d’urgenza, uno ancora ricoverato per grave polmonite.

Nemmeno il gelo di ieri sera è riuscito, però, a scalfire il cuore di ghiaccio dei due Assessori comunali e del Sindaco di Pordenone, che presenti  hanno negato l’accesso alla locanda, che aveva posti letto,  dichiarandosi disponibili a portare loro the e coperte per continuare a dormire all’aperto. Sole se ammalati avrebbero potuto avere accesso, dichiarava l’Assessore Grizzo alla “Insicurezza sociale”. <<Dovete però anche provvedere, oltre  a coperte e bevande calde,  a preparare anche delle bare>>, gli ho detto, << e quanto costa farli ammalare, ricoverare, chi paga  questo disservizio sociale ?>>.

Ringrazio la Federazione di Pordenone di Rifondazione Comunista che allora ha aperto ancora una volta le porte della sede per tre notti: si vede subito dove abita l’umanità !

Poiché apprendo oggi dai media che potrebbe esserci una denuncia del Comune di Pn per coloro che hanno partecipato al presidio di stanotte,  chiedendo un po’ di riparo per chi dormiva al gelo, mi autodenuncio subito. Ho partecipato a tutte le iniziative, ho gridato io verso questa specie di amministratori <<Non siete umani, e nemmeno animali, aspettate che ci scappi il morto, vergogna>>. Sono pronto a spiegare in tribunale le motivazioni di questa iniziativa. Al Presepe di legno esposto sotto il Municipio io preferisco sostenere quello vivente di chi anche oggi non trova riparo al freddo e al gelo e viene perseguito o peggio ignorato dagli Erode di turno.

Ma vorrei che qualcuno della Magistratura, della Questura e Prefettura facesse il proprio dovere denunciando l’Amministrazione del Comune di PN per non aver garantito a degli esseri umani regolarmente presenti in città di non aver garantito i diritti dell’art.2 della Costituzione, come previsto anche dalla  normativa regionale della Regione FVG n.6/2006, come efficacemente ricorda il comunicato del Garante per i diritti della persona, sotto riportato.

Michele Negro, Pordenone

 

OGGETTO: Comunicato stampa. Il Garante regionale dei diritti della persona, componente con funzioni di garanzia per le persone a rischio di discriminazione, esprime la propria preoccupazione per il ricovero ospedaliero a Pordenone di due giovani immigrati senza fissa dimora i quali hanno sofferto di serie patologie polmonari e da raffreddamento. Il Garante regionale ricorda che il diritto alla vita e alla salute e, dunque, alla tutela da minacce all’integrità fisica suscettibili di portarne offesa, sono diritti inviolabili e fondamentali della persona, riconosciuti e garantiti dall’art. 2 Cost., ed in quanto tale devono essere assicurati a tutte le persone, senza distinzioni fondate sulla nazionalità e/o sulla legalità della residenza o altra condizione sociale. Il Garante regionale dei diritti della persona, pertanto, auspica che durante l’emergenza determinata dal freddo invernale vengano messi in atto dalle istituzioni competenti a favore delle persone senza fissa dimora in stato di bisogno comunque presenti sul territorio regionale, senza distinzioni fondate sulla nazionalità e/o sulla legalità della residenza, quegli interventi urgenti ed indifferibili volti a rispondere ai bisogni primari della persona in termini di servizi minimi essenziali quali ad esempio di ricovero notturno e di mensa sociale, anche in linea con quanto delineato dalla legislazione regionale in materia (art. 4 c. 4 e art. 52 l.r. n. 6/2006 ).

Il Garante regionale per i diritti della persona Componente con funzioni di garanzia per le persone a rischio di discriminazione Walter Citti.

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