di circolomanifestotrieste

Il neo-sindaco di Trieste Dipiazza esordisce come desidera e impone il blocco sociale che lo ha eletto: con affermazioni e atti contro i poveri e/o gli emarginati. Titola Il Piccolo (20.06): “La caccia ai mendicanti apre il Dipiazza ter”. Questi vuole subito mostrarsi sindaco-sceriffo (echi delle bravate di Gentilini a Treviso) e sfruttare il tema della sicurezza -tema creato ad arte, a Trieste e altrove- prendendosela da subito con le fasce più estreme del disagio, che invece avrebbero bisogno di sostegno, e non di essere prede per la polizia. Persino i fatti degli ultimi giorni (l’arresto per spaccio di sei rifugiati afghani) non cambiano i dati complessivi: si tratta di fatti condannabili nel modo più netto, cui far seguire le giuste pene, se accertati, ma sono fatti isolati in una situazione complessivamente più che positiva. Inoltre etnicizzare il crimine, ad esempio mettendo  in evidenza l’origine geografica di arrestati/indagati, etc., è sempre una mossa odiosa di cui, in un passato non lontano, sono stati vittime nostri connazionali all’estero.
   Tornando a Dipiazza: le sue prime mosse rappresentano un vero scandalo, profondamente anticristiano, per giunta (i cristiani che hanno votato Dipiazza dovrebbero saperlo, ma la loro coscienza si è rinsecchita, negli ultimi decenni). Sono toccati i più deboli, mentre la grande delinquenza, il grande spaccio e la corruzione che governano città e paesi non vengono mai toccate, nemmeno qui, e mai toccati i traffici di qualsiasi merce. Traffici addirittura legali, come quello delle armi, che vedono partire dal porto della città giuliana micidiali ordigni con destinazione l’Arabia Saudita, Paese in mano al fanatismo islamista e impegnato in una guerra sanguinosa nello Yemen.
   Per finire, il segnale di Dipiazza è chiaro: i 44.000 elettori ed elettrici che lo hanno votato (una minoranza di triestini diventata maggioranza schiacciante, in Consiglio comunale, grazie a una legge elettorale antidemocratica) si rassicurino, c’è chi veglia su di loro. Ma, noi crediamo, egli agisce contro la città, contro quell’idea di città solidale (ICS, Caritas, singole persone) che esiste e che da anni si fa carico di affrontare e risolvere, praticando con successo l’accoglienza diffusa, i problemi del capoluogo relativi ai fenomeni migratori. Possiamo e dobbiamo da subito contestare/contrastare il progetto, retrivo e ottuso, dei nuovi padroni di Trieste. Occorre chiamare le coscienze e le forze progressiste e antirazziste a superare lo choc delle elezioni e a manifestare da subito la propria contrarietà a tali politiche. Occorre scuotersi e scuotere.
Circolo “A. Gramsci”, PRC
Via Ponziana, 14
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