di circolomanifestotrieste

Giovedì 16 luglio alle ore 18 al Caffè libreria san Marco di Trieste verrà presentato il nuovo libro di Giacomo Scotti per i tipi di Odradek TERRE DI GUERRE E VIAGGI DI PACE “con lo zaino in spalla nei paesi insanguinati della Slavia del Sud”, con la partecipazione di Aurelio Juri ex sindaco di Koper / Capodistria durante la guerra del ’91 e di Marino Vocci di Gruppo / Skupina ’85 e fondazione Alexander Langer. Aderiscono all’iniziativa, promossa dal Comitato pace convivenza e solidarietà Danilo Dolci sotto l’egida della Tavola Interconfinaria per la Pace, l’associazione culturale Tina Modotti, la sezione triestina del Centro Studi Anna Seghers e il circolo Il Manifesto.
Con questo libro, Scotti torna alla sanguinosa guerra che disgregò la Federazione socialista jugoslava nata con la liberazione dal nazifascismo, il vasto Paese balcanico composto come noto da numerose etnie, lingue e religioni diverse. Durante la guerra del 1991-1995 e il decennio successivo Giacomo Scotti si muove da Napoli e altre città almeno due volte al mese, per raggiungere la Croazia la Bosnia-Erzegovina e la Serbia fino al Kosovo, con missioni umanitarie di pace; e svolge pure un prezioso lavoro di corrispondente per il Manifesto e vari altri organi di stampa.
Qui di seguito la prefazione al libro scritta dall’autore.
TERRE DI GUERRE E VIAGGI DI PACE – BREVE PREMESSA
Ho combattuto a lungo con me stesso prima di decidermi a mettere insieme le pagine che seguono: incontri, scontri, storie e racconti fra Italia ed ex Jugoslavia che rientrano negli ultimi vent’anni del secolo scorso e i primi di questo appena cominciato. Scrivi, scrivi ! Da anni mi pungolava il giovane amico Stefano Lusa di Pirano, uomo di penna anche lui. Qualche anno addietro, augurandomi “lunga vita” per aver superato una brutta malattia a ottantadue anni, un altro amico mi pregò nuovamente di scrivere, di scavare fra le carte (e sono quintali, ammucchiatesi da ogni parte), di trarne pezze d’appoggio per ricordare, rievocare…
Non ho lasciato del tutto inascoltati gli amichevoli incitamenti, ma ho ristretto i tempi, gli argomenti, l’area geografica dei miei movimenti. Nonostante i limiti, tuttavia, in queste pagine c’è un pò di tutto: i testi in esso inseriti, infatti, sono narrazioni e cronache di avvenimenti che legano gli ultimi anni della Federazione socialista jugoslava a quelli della sua disgregazione, gli anni della guerra civile con i suoi massacri a quelli di un lungo dopoguerra a cavallo fra due secoli fatto di rancori, fobie e incancrenite inimicizie. Sono, ancora, vicende che legano le sponde adriatiche di questi stessi anni.
Nell’ampio spazio concesso alle guerre ed ai movimenti politici che le hanno alimentate, ai crimini, ai morti ed alle distruzioni, non mancano pagine dedicate a impegni di pace e che ricordano atti di umanità e di solidarietà per le vittime delle guerre fratricide. Si intrecciano, infine, fatti capitati all’autore nel contesto della sua attività di scrittore e giornalista, delle storie e della Storia.
Qui si mescolano scritti sparsi da chi scrive in giornali e periodici, e annotazioni affidate a diari di viaggio; vi si parla di centinaia di migliaia di profughi, ma anche di migliaia di italiani volontari della pace. Sulla scorta di quanto visto e vissuto nei miei viaggi in Croazia, in Bosnia e in altre regioni dei Balcani durante la guerra 1991-1995 e negli anni del lungo e fosco dopoguerra dei rancori che continuano tuttora, scrissi in quegli anni diversi testi per il quotidiano “Il manifesto” di Roma ma anche per il mensile “Guerra e pace” di Milano diretto da Walter Peruzzi, purtroppo recentemente scomparso, per la rivista “Il Ponte della Lombardia” pure di Milano diretta da Luigi Lusenti, per il mensile “Il Mondo Nuovo” del compianto Gian Luigi Falabrino, per il settimanale “La Rinascita della Sinistra” e “Avvenimenti” di Roma, per qualche periodico svizzero quale “Area”, per il bilingue giornale di frontiera “Isonzo-Soča” e per altri fogli. Quanto scrissi in quei testi, almeno in quelli da me conservati, arricchisce la rievocazione dei tristi eventi di fine Novecento nei Balcani, sconfinando – come detto – nel secolo nuovo.
Questo libro, inizialmente pensato per essere il racconto sia pure parziale dell’ultimo tratto di vita di chi lo ha scritto, ha finito per essere una rievocazione di fatti e misfatti non dico del tutto ignoti, ma certamente ignorati della più brutta guerra avutasi in Europa, ai confini con l’Italia, sul finire del XX secolo. Una guerra che spero non debba ripetersi, ma che sta influenzando anche i primi decenni del Duemila.
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