Col DdL Renzi il PD segna la fine della Sezione in lingua slovena al Conservatorio Tartini.

di circolomanifestotrieste


Col DdL Renzi per la “cattiva scuola”, il PD affossa la Sezione in lingua slovena al Conservatorio prevista dalla Legge di Tutela, e mai istituita

Il Comitato per la Legge d’Iniziativa Popolare per una buona scuola della Repubblica ( LIP ) lo aveva preannunciato al caffè libreria san Marco e la conferma è arrivata. L’emendamento Blažina, passato al Senato con la fiducia al DdL Renzi sulla “cattiva scuola” e prossimo a passare alla Camera, toccherà profondamente la formazione musicale nell’ambito del Friuli Venezia Giulia e il PD sarà corresponsabile di aver affossato la Legge di tutela della Minoranza slovena, nella parte che dovrebbe soddisfare il diritto costituzionale allo studio musicale nella madrelingua.
Dopo l’approvazione faticosa della Legge 38 nel 2001 con Fulvio Camerini e Milos Budin, questo diritto doveva trovare cittadinanza nel sistema pubblico di formazione presso il Conservatorio Tartini di Trieste.
D’ora in poi questo sarà possibile solo negli Istituti privati della Minoranza, il Komel di Gorizia e la Glasbena matica di Trieste, attraverso uno storno dei fondi previsti all’articolo 15 della Legge 38.
L’articolo 2 comma 4 della Legge Renzi riguardante il Friuli Venezia Giulia recita infatti: “In relazione a quanto disposto dalla lettera c del comma 3 ( potenziamento delle competenze nella pratica e nella cultura musicali … mediante il coinvolgimento degli istituti pubblici e privati ) le scuole con lingua di insegnamento slovena o bilingue della regione Friuli Venezia Giulia possono sottoscrivere, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, apposite convenzioni coi centri musicali di lingua slovena di cui all’articolo 15 comma 2 della legge 23 febbraio 2001 n. 38.”
La Legge di tutela della Minoranza slovena in Italia è l’unica Legge dello Stato che riguardi in specifico il Conservatorio Tartini di Trieste. L’articolo 15, dedicato all’Istruzione musicale e finanziato con 1049 milioni di lire all’anno, recita al primo comma: “Con decreto del Ministro dell’Universita’ e della ricerca … e’ istituita, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, la sezione autonoma con lingua di insegnamento slovena del conservatorio di musica Giuseppe Tartini di Trieste. Con il medesimo decreto sono stabiliti i relativi organici del personale docente, amministrativo, tecnico ed ausiliario … “.
Mentre il comma 2 aggiunge: “Con ordinanza del Ministero dell’universita’ … saranno fissate le modalita’ di funzionamento e le materie della sezione autonoma di cui al comma 1, nonche’ le modalita’ di reclutamento del personale docente, amministrativo e tecnico. Ai fini del reclutamento del personale docente il servizio prestato nei centri musicali di lingua slovena “Glasbena matica” e “Emil Komel” e’ considerato alla stregua del servizio prestato in conservatori o istituti di musica pareggiati. …”.
Ebbene, a quattordici anni di distanza il Miur non ha emesso il decreto nè l’ordinanza citati e la Sezione slovena del Tartini è rimasta sulla carta. Con la perdita accertata di sette milioni e mezzo di euro e un numero imprecisato di cattedre, studenti e personale ATA. Non a caso, questa legge non è citata nello Statuto di Autonomia del Conservatorio. A suo tempo, due pronunciamenti del Consiglio docenti espressero contrarietà verso la norma. Le modalità di reclutamento del personale costituirono l’argomento principale della levata di scudi, ma non l’unico. Si percepì infatti un muro di gomma politico, sottotraccia, negli anni di maggior forza della destra che si esprimeva, negli Enti locali, in modo apertamente nazionalista.
A fronte di una situazione negli anni più volte denunciata, dal Comitato intitolato all’italo sloveno Danilo Dolci – laureato honoris causa a Bologna in pedagogia – dalla Cgil e da altre Associazioni, l’emendamento Blažina suona come un “de profundis” a quanto la Legge aveva predisposto saggiamente: la condivisione della formazione musicale fra Comunità autoctone italiana e slovena in Friuli Venezia Giulia. Si priva così la popolazione regionale e la città di Trieste di un’opportunità culturale; e il Conservatorio Tartini di un atout da spendere internazionalmente. Perpetuando la separazione esistente fra i sistemi scolastici italiano e sloveno, in contraddizione con l’impegno assunto dalla presidente della Regione Serracchiani, d’introdurre lo studio della lingua slovena nella Scuola italiana. Come previsto da altre leggi.
L’accesso ai fondi stanziati per la mai realizzata Sezione slovena al Tartini per agevolare lo studio musicale in lingua slovena nelle Scuole private, rende pressochè impossibile realizzare la Sezione autonoma al Conservatorio.
A un quarto di secolo dalla caduta del Muro di Berlino, l’integrazione fra le Comunità linguistiche attraverso l’universalità del linguaggio musicale, avrebbe dovuto ispirare la realizzazione della Sezione in lingua slovena non solo al Tartini, ma anche all’interno del Liceo musicale di recente istituito.

Nelle fotografie allegate:
Maria Teresa Mecchia del Comitato per la LIP ed Alessandro Capuzzo del Comitato Dolci

Silvia Di Marino, docente alla Scuola Media slovena Cirillo e Metodio e alla Scuola di musica di Capodistria Isola e Pirano, ha eseguito la Ciaccona di Siegfrid Karg-Elert al flauto traverso

 

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