di circolomanifestotrieste

IL 20 GIUGNO INSIEME A ROMA E IN EUROPA

CON I MIGRANTI, I RIFUGIATI E CON LA GRECIA

 

SALVIAMO LA NOSTRA EUROPA

 

prima firmataria: Luciana Castellina

 

 

Il 20 giugno saremo a Roma con gli immigrati, i profughi, i richiedenti asilo alla manifestazione Fermiamo la strage subito”promossa da tante organizzazioni e reti sociali.

 

Per gridare assieme contro la vergogna di chi, già colpevole per storia coloniale antica e recente arroganza militare, progetta adesso di rendere ancora più drammatico il tentativo di chi cerca di salvarsi attraverso il mare dalle guerre e dalla fame che dilaniano il continente che si affaccia sull’altra sponda mediterranea. Per dire no al folle progetto di bombardare i barconi, così moltiplicando le vittime e destabilizzando ulteriormente le regioni da cui in tanti sono costretti a fuggire.

 

Noi vorremmo che chiunque avesse il diritto di scegliere dove abitare. Purtroppo sappiamo che moltissimi di coloro che approdano in condizioni disperate sulla nostra terra non scelgono, sono costretti a fuggire. Così come accadde a tanti italiani che abbandonavano la loro terra perché non dava loro la possibilità di sfamare i loro figli.

 

Oggi il mondo è ancor più in subbuglio che in passato,  le disuguaglianze si sono fatte gigantesche,  la miseria e i conflitti stanno spingendo in ogni parte del globo popolazioni intere verso una disperata migrazione. L’Europa che si lamenta accoglie in realtà una limitatissima quota di rifugiati rispetto ai milioni accampati nei campi profughi dell’Africa e dell’Asia. Eppure pretenderebbe di non aiutare neppure questa minoranza.

 

Chiamiamo a manifestare questo 20 di giugno, angosciati per le tragedie recenti del Mediterraneo, per pretendere dall’Europa una riflessione seria sul problema deimigranti, perché prenda atto che questo flusso oggi non è arrestabile e pensare di farlo con  misure poliziesche o militari oltreché crudele è insensato. Inutile.

 

Bisogna piuttosto attrezzarsi a far fronte a questo drammatico e ancora a lungo ineluttabile sconvolgimento del nostro secolo accettando di aprirsi ad alla convivenza multietnica e per questo sforzandosi di renderla più civile possibile: distribuendo chi arriva su tutto il territorio europeo, senza deportazioni forzate, concedendo a chi scappa dalle tragedie vie sicure e legali di accesso, corridoi umanitari, asilo e protezione umanitaria, e concedendo ai migranti un permesso di soggiorno che dia loro il tempo di trovare un lavoro, di inserirsi nel tessuto delle nostre società.

 

L’Unione Europea è nata da un sogno: quello di costruire una comunità unitaria che ci avrebbe preservato dai disastri delle guerre fra i nostri paesi. Come è possibile non capire che pace nella nostra epoca è sentirsi parte dell’umanità intera e ricerca di soluzioni comuni, non certo presumere di difendersi dentro una fortezza di cui si ritraggono i ponti levatoi?

 

Ma quest’Europa ufficiale, cosa ha più a che farecon quella sperata dagli antifascisti che, confinati dal fascismo a Ventotene, ne disegnarono per primi il modello? Il modo come chi a Bruxelles e a Francoforte, senza controllo democratico, sta affrontando la questione greca è indicativo. Per questo nei mesi scorsi, e anche in occasione di questa manifestazione sull’immigrazione, sentiamo il bisogno di riproporre il problema Grecia.

 

L’Unione Europea è nata sulla pretesa di rappresentare una comunità, sapendo che essa è fatta di paesi assai diversi fra loro, alcuni avanzate e ricche potenze industriali, altri, anche in questo caso per ragioni storiche e non certo per inadeguatezza razziale, invece alle prese con ritardi economici sempre più aggravati da speculazioni di ogni tipo.

 

Comeèpossibilecontinuare a pretendere di essere una entità unitariae solidale se il solo modo in cui si sanno affrontare le difficoltà del fratello più debole è quello di costringerlo dentro la gabbia di una politica soffocante per tutti, ma mortale per un paese come la Grecia?

 

Se insistiamo nel riproporre anche in questa occasione il problema Grecia è proprio perché è emblematico di una concezione usuraia dell’europeismo che si manifesta su ogni questione: quella degli immigrati così come quella dei paesi indebitati, così come quella della disoccupazione dilagante e dell’impoverimento.

 

Manifestiamo anche per riproporre quanto gli esecutivi tecnocratici di Bruxelles hanno viavia rifiutato: che il livello di disoccupazione di un paese sia considerato un criterio che richiede riforme urgenti per ridurlo, un elemento da tener in conto almeno altrettanto importante che quelli fissati dal patto di stabilità; che la restituzione del debito possa essere calcolata al netto degli investimenti pubblici per lo sviluppo; che i movimenti di capitale non possano giocare sulle diversità di imposizioni fiscali per spostarsi dove meglio conviene. Per queste cose e tante altre.

 

Così si salva l’Europa. Che oggi viene invece smantellata da chi già propone – Merkel,Hollande – di crearne due: una piccola e ricca, accanto il cerchione del purgatorio e poi quello dell’inferno, dei reietti.

 

Saremo dunque in piazza il 20 di giugno per l’Europa, per un’Europa solidale e democratica. Consapevoli che la principale garanzia della democraticità dell’Unione sta nella costruzione di una opinione pubblica comune, di una partecipazione davvero europea alle mobilitazioni intese a raggiungere questi obiettivi .

 

L’Europa in questi cinquantasette anni di vita è cresciuta male anche perché i popoli europei sono rimasti distanti, frammentati e perciò impotenti. Oggi siamo ottimisti perché questo 20 di giugno saremo invece insieme in tante piazze dell’Unione.

 

E’ un primo passo, decisivo.

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