Introduzione all’assemblea

di circolomanifestotrieste

 

Idee e programmi contro la crisi.

Introduzione all’assemblea di giovedi 13 giugno 2013

Se fossimo complottisti diremmo che la causa della crisi sono le manovre politiche che alcuni club di plutocrati e miliardari, con l’ appoggio di politici e governanti corrotti hanno organizzato e che ,con evidente successo, hanno praticato su scala planetaria , imponendone le ricette economiche ai popoli e soggiogandone le volontà agli imperativi economici della legge del mercato e del profitto ; insomma potremmo asserire che il nostro pianeta sarebbe governato da una cupola di faccendieri cosmopoliti e che i popoli , i lavoratori, le moltitudini sarebbero destinate a servirne remissivamente gli interessi , vivendo in una perenne situazione di disagio materiale, di subordinazione politica , di sofferenza sociale e marginalità esistenziale.

Ora chi ha letto Wells e la “Macchina del tempo” non puo’ stupirsi se oggi qualche commentatore o opinionista politico descrive senza tema di cadere nel ridicolo il mondo del futuro che ci aspetta , diviso tra Eloi e Morloch, ma la realtà è un po’ piu’ complessa e su alcune sue peculiari caratteristiche varrebbe la pena di riflettere.

Scopo di questa assemblea è dunque anche quello di voler fornire alcuni elementi di conoscenza utili per impiegarne i contenuti nell’ applicazione di linee politiche di alternativa, su obiettivi praticabili e di costruzione di un progetto massa, come l’ Altersummitt di Atene ha evidenziato in questi giorni e come lo sviluppo di tante lotte che sono manifestazioni di opposizione e di contestazione del sistema inevitabilmente, di conseguenza richiede.

E’ vero che la macchina della diseguaglianza sta rimodulando l’ intero pianeta. E non è questo , purtroppo l’ unico o il solo fattore di barbarie cui assistiamo.

Ricordiamo per inciso che se furono i giovani di Occupy a coniare lo slogan “ siamo il 99%!” , è chi oggi sta vincendo questa fase della lotta di classe che può scrivere, come ha fatto l’ Economist dello scorso febbraio , che questa lotta la stanno voncendo proprio i faccendieri, la grande borghesia, i nuovi possidenti dell’ economia globalizzata , con le testuali parole:

L’ 1% dei piu’ ricchi ha visto il proprio reddito salire di colpo grazie al premio che una economia globalizzata ad alta tecnologia conferisce alle persone intelligenti, un’ aristocrazia che una volta dedicava il suo tempo al vino alle donne alla musica è stata rimpiazzata da una elite formata nelle businnes school, i cui membri si sposano tra loro e impiegano saggiamente il loro denaro pagando ai propri figli corsi di cinese e abbonamenti alla nostra rivista”(sic).

Un vero e proprio incitamento all’ odio di classe , nemmeno tanto edulcorato, che si accompagna con la decomposizione della democrazia politica( soprattutto quella liberale,parlamentare,borghese), con la riduzione della sovranità nazionale, con il fondamentalismo totalizzante dell’ anarchia del mercato.

Per restare in Italia i primi dieci patrimoni nazionali posseggono tanto denaro quanto i tre milioni di italiani piu’ poveri , con un costante crescendo dal 2008 ad oggi,sesto anno di crisi.

Un fenomeno legato si’ in gran parte a quella rivoluzione restauratrice di cui parlava Michel Albert nel 1993 ma anche conseguenza di errate ed anacronistiche politiche sociali praticate dalla sinistra riformista e dalla sua subalternità al liberismo dei poteri forti , ed alla cultura neoliberista delle classi dominanti.

Cosi’ “ tra tanti ciechi e monocoli siamo condannati a vedere; tra tanti illusi dobbiamo essere consci di tutta una esperienza storica attuale” … ripetiamo quanto prima di noi aveva scritto Piero Gobetti all’ indomani della marcia su Roma .Dobbiamo prendere atto che davanti ad una sovversione reazionaria , di una consapevolezza analoga , con una visione d’ insieme analitica e prospettica della situazione politica e sociale oggi la sinistra avrebbe bisogno.Ma ancora cosi’ non è.

Un recente studio della IRES CGIL informa che per i soli effetti della crisi sul lavoro quasi 9 milioni di persone patiscono situazioni di degrado, di insicurezza, di disagio, anche di indigenza e vera e propria sofferenza. Una cifra che è il 70,1% in più di quella registrata nel 2007.

Solo negli ultimi 12 mesi c’è stato ,secondo l’ IRES , un incremento del 10% mentre rispetto al quarto trimestre 2007 l’aumento stimato è del 47,4%, pari a 2 milioni e 811mila persone in piu’.

Questa spaventosa emergenza sociale è frutto di politiche economiche sciagurate, di corto respiro, criminogene e dissipatrici.

Che l’ Italia fosse un paese che non sa piu’ progettare il suo futuro s’ era capito da tempo,ma che un ceto politico incapace (o forse perchè tale) , potesse acconsentire supinamente a tollerare , quando non a promuovere , linee di indirizzo economico di mero autolesionismo nazionale , che non fanno che aggravare la situazione attuale, non dovrebbe lasciare indifferenti i lavoratori, i ceti meno abbienti,le organizzazioni sindacali e la sinistra che sino a qualche anno fa , almeno , a quelle linee imponevano dei limiti . E che davanti ad acclarate situazioni di iniquità ed attacco alla democrazia ed alla dignità sapevano reagire con ben diverso spirito e determinazione.

Dieci anni fa tre milioni di lavoratori scesero in piazza a Roma contro il governo, per difendere l’ art.18, lo Statuto dei Lavoratori, il ruolo costituzionale e non ancillare dell’ organizzazione sindacale secondo quanto previsto dall’ art.39 della Costituzione.

Evidentemente se qui citiamo questo episodio in giustapposizione al quadro politico , dove a tener campo sono i diktat della troika, le compatibilità di bilancio,l’ asservimento del mondo del lavoro alle esigenze dei mercati, lo facciamo perchè è da quella base di partenza, dalla ricostruzione di una piattaforma di difesa e di lotta delle nostre condizioni materali , di vita e di lavoro, che dobbiamo ripartire.

Di questo avviso è certo la FIOM che recentemente ha avanzato alcune richieste al governo Letta , 9 punti che riguardano il blocco dei licenziamenti, la defiscalizzazione dei contratti di solidarietà,un reddito di cittadinanza per inoccupati, disoccupati e studenti, l’ intangibilità del CCNL, e cosi’ via, peccato però che a rispondere a tale esigenza non sia stato il governo ma il presidente di Confindustria, che ha riproposto ancora le vecchie litanie su flessibilità, competitività, riduzione del cuneo fiscale .. etc forse ignorando che ormai la struttura produttiva del nostro paese è seriamente compromessa.

Addirittura al recente incontro coi giovani di Confindustria a Santa Margherirta Ligure il presidente Squinzi ha detto che “ non avere crescita ed opportunità di lavoro comporta il rischio di una tenuta sociale del paese”. Il timore è fondato ma la responsabilità è in gran parte sua e di chi lo ha preceduto.

Tra il 2008 ed il 2013 abbiamo perso 8,3 punti percentuali di PIL con un tasso di variazione della produzione industriale del -21%.

Siamo in piena decrescita insomma, per dirla con Latouche, che pero’ intendeva un’ altra cosa, non certo il pauperismo di massa e l’ abisso di civiltà in cui i padroni stanno facendo precipitare il paese.

Mentre si conferma, a completare il quadro una pesante iniquità fiscale.

La quota del reddito complessivo IRPEF è assicurata all’ 82% dai redditi dei lavoratori dipendenti e dei pensionati, mentre gli autonomi e le imprese vi concorrono col 12% e i redditi da partecipazione con il 6%. ( Ecco su questa iniquità Squinzi ad esempio ha glissato…)

Senza scordare inoltre, pero’ -che secondo quanto scrive il FMI nei soli paesi avanzati quella quota è passata nel periodo dal 198 al 2004 dal 68 al 61% del PIL, come a dire che qui lavoratori e pensionati pagano piu’ tasse percependo sempre meno reddito! Brillante esempio e lezione di neoliberismo nostrano!

Che fare? Ho citato prima le richieste della FIOM al governo Letta, ricordiamo che sabato scorso e domenica si è svolto ad Atene l’ AlterSUmmit che ha elaborato un programma, indicazioni e obiettivi per modificare il contesto sociale ed istituzionale europeo, sulla base di un parola d’ ordine che facciamo nostra e con cui abbiamo indetto questa assemblea.

FERMIAMO l’ AUSTERITY PRIMA CHE L AUSTERITY DISTRUGGA LA DEMOCRAZIA.”

La crisi attuale si presenta non come l’ ennesimo incidente di percorso del capitalismo, una temporanea interruzione che poi magari si aggiusta e fa ripartire un meccanismo rodato ed affidabile di accumulazione, no,proprio no.

Essa si presenta per quello che è: una inaccettabile ingiustizia sociale, che perpetua e rimodella un grande saccheggio realizzato ad uso e consumo delle classi dominanti. Non la supereremo con l’ indignazione o nella riproposizione delle vecchie forme e risposte della politica, menche meno con episodiche o localizzate jacquerie, servirà un’ organizzazione locale e centralizzata , con una proiezione europea e globale, un programma ed una nuova progettualità sociale.

Soprattutto sarà fondamentale che intorno a questa consapevolezza queste forze , molteplici e diverse si attrezzino a ricostruire il campo della sinistra di alternativa. E’ questo il nostro augurio, è questo qui ed ora, il nostro impegno.

Marino Calcinari.

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