Newsletter da un naufrago del manifesto Berlino, 30.12.2012

di circolomanifestotrieste

Miracoli di natale?
L’anno finisce con un “miracolo”, annunciato il 29 dicembre dal manifesto: “Il ministero dello sviluppo ha autorizzato ieri ufficialmente l’affitto del giornale alla nuova cooperativa. È un contratto che allontana, almeno per qualche tempo, l’urgenza della vendita della testata”. Per grazia ricevuta, a via Bargoni avranno acceso un cero a San Corrado Passera. E agli anonimi consulenti, “formidabili e appassionati”, che hanno dato una mano nella fabbricazione del miracolo.
Nulla si dice su quanto tempo avrà per mettersi alla prova la cooperativa editrice “il nuovo manifesto”, nata dalla rottura con i fondatori e col corpo storico dei giornalisti. Né sui tempi di vendita della testata, ora dilatati.
Tre plichi dal notaio
Pare che il 19 dicembre, al notaio romano incaricato di raccogliere offerte d’acquisto, siano arrivati tre plichi. Sebbene la procedura sia riservata, circolano indiscrezioni che nessuno può smentire o confermare. Il gruppo Mastagni (proprietario anche di industrie tipografiche) si sarebbe limitato a contestare vizi nella procedura. Il gruppo Farina (attuale stampatore del giornale nella tipografia Litosud) avrebbe offerto appena 100mila euro, 500mila la Finam di due ex manager del manifesto, Bevilacqua e Coppoli, in società con i finanzieri Mario Cuccia e Guido Paolo Gamucci. Le offerte sono state ritenute troppo basse dai commissari liquidatori, che ora possono puntare a una seconda asta “con incanto”, a partire dall’offerta più alta sin qui pervenuta.
Nelle more, la testata avrebbe rischiato di svalutarsi se le pubblicazioni fossero cessate alla fine dell’esercizio provvisorio il 31 dicembre. Di qui la scelta del ministero, che ha nominato i commissari liquidatori e sorveglia la procedura, di consentire un uso temporaneo (non sappiamo in che termini e a che condizioni) alla cooperativa editrice “nuovo manifesto”.
Da via Bargoni, in assenza di informazioni precise (chi sono i soci fondatori della nuova cooperativa, chi ha finora aderito?) vengono solo voci di corridoio: una riferisce di un credito bancario di 300mila euro per avviare la nuova gestione. Se il fondo è così striminzito (e se vacilla l’intesa col gruppo Mastagni, su cui ancora a novembre si puntava), c’è da aspettarsi già a gennaio i soliti appelli “alle care lettrici e ai cari lettori” perché sottoscrivano: Magari non solo per le spese correnti ma anche per “consentirci” – cioè per consentire ai soci della nuova cooperativa editrice – di “riacquistare la testata”. L’unica forma di proprietà “collettiva” considerata auspicabile a via Bargoni è infatti quella che, con soldi altrui, riduce il “collettivo” al “gruppo di gestione”.
Dobbiamo scegliere
Lettori e sostenitori dovranno decidere se credere alle assicurazioni di Norma Rangeri & Co: “La nuova cooperativa porta nel suo Dna i cromosomi della cooperativa madre, quella che diede origine al primo manifesto” (Il nuovo manifesto, 23.12.2012). O se è avvenuta un’irreparabile mutazione genetica, come constatava già a settembre Rossana Rossanda, la madre medesima: “Identità e finalità del manifesto non sono più quelle delle origini, ma il mutamento non è stato dichiarato…Il manifesto ha l’obbligo politico e morale di definirsi rispetto alla sua intenzione fondativa”.
Chi condivide la valutazione di Rossana – e sono ormai, oltre a molti sostenitori del giornale raccolti nei circoli, decine di giornalisti e collaboratori senza più casa – deve poi chiedersi: dobbiamo lasciare quella che è stata la nostra testata ai mutanti, o vogliamo associarci in cooperativa per acquistarla e ricostruirle attorno una redazione interessata a lavorare sul “marxismo critico” nel nuovo millennio? E, nel caso non si riesca nell’intento, vogliamo comunque mettere in cantiere un progetto editoriale a questo scopo, con un nuovo nome?
Una proposta di percorso
1) Occorre anzitutto un “gruppo di discussione” online, per raccogliere pareri su come continuare tra quanti hanno finora  sottoscritto l’appello “il nostro manifesto” per una larga proprietà della testata, condivisa tra lettori, sostenitori, collaboratori e giornalisti (allego il testo, con la lista aggiornata delle adesioni). Su googlegroups è stato predisposto il forum “la comune del manifesto”, che sarà attivato il primo gennaio.
2) Il primo punto da chiarire è se vogliamo trasformare quell’appello in una dichiarazione d’intenti, allegargli un formulario sulla disponibilità a raccogliere subito un fondo che consenta di partecipare all’asta della testata (occorre un deposito cauzionale per il 10% dell’offerta). Il circolo di Bologna sta per aprire un conto a questo scopo.
3) Da più parti viene espressa l’esigenza di un sito giornalistico online autogestito dai giornalisti del manifesto che si sono dissociati dal corso bargonista, in rete con i siti dei circoli. Da lì potrebbe essere costruita una nuova squadra redazionale. Nome di lavoro per la nuova testata online: “la comune” (o “la comune del manifesto”).
Ne riparleremo il prossimo anno. Intanto auguri a tutte e a tutti da Berlino
Guido Ambrosino
Sarà meglio? sarà peggio?
ci chiediamo tutti gli anni.
Non prendiamoci in giro:
Sempre sarà la vita
un pericolo di morte.
Erich Kästner
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