A Recanati per Lucio Magri

di circolomanifestotrieste

    RECANATI, SABATO 1 DICEMBRE.

 A Recanati, ad un anno dalla scomparsa di Lucio Magri, per ricordarne la memoria, i compagni dell’ Istituto Gramsci ed il loro direttore, Carlo Latini, hanno organizzato la presentazione del libro “ Alla ricerca di un altro comunismo”.

Non è stato un appuntamento qualunque, anche se in molti di noi c’era commozione per essersi ritrovati in tanti, dopo tanto tempo, giunti da Catania, da Torino, da Milano  da Roma , da Trieste,da Bologna, c’ era soprattutto consapevolezza di essere lì convenuti  per ritessere le fila di un ragionamento comune.

 

Comprendiamo che siamo lì , quindi, non per una commemorazione, che al nostro segretario non sarebbe piaciuta, ma per riflettere ed interrogarci su quello che possiamo fare oggi, in questo momento di oscura crisi che avvolge il paese, e come utilizzare il lascito di cui disponiamo, che Lucio avrebbe voluto venisse preservato,  non per rendere confortevole un ipotetico mausoleo,ma per dotare di strumenti efficaci, di analisi e comprensione della realtà, la sinistra ed il movimento operaio, per l’ oggi ed il domani.

Non a caso il libro è stato intitolato “ Alla ricerca di un altro comunismo” , perchè questa ricerca non solo è stata la preoccupazione del pensiero politico di Lucio per tutta la vita, ma anche il cemento di un lavoro  collettivo cui il gruppo originario del manifesto si è impegnato costantemente lungo tutto l’ arco della sua esperienza organizzata , prima nella rivista , poi nel giornale, infine nel partito, ed anche quando quell’ impresa politica si interruppe, sottotraccia essa si prolungò e si estese sino a contaminare positivamente la nascita di Rifondazione comunista, almeno sino ai primi cinque anni di quel tentativo.

Fatalmente quando anche quell’ impresa si modifico’ o per certi aspetti si interruppe, Magri non si arrese e ritorno’ a pensare , ostinatamente ,ad una soluzione che rendesse piu’ praticabile la via del’ alternativa , lungo un percorso diverso, che non passasse per l’ ennesima divisione , lacerante ed inutile, come poi i fatti hanno dimostrato, tra le componenti della sinistra e il movimento operaio cui essa ambiva richiamarsi,almeno nominalmente o per funzione storica del ruolo che sino all’ 89 aveva svolto e ricoperto.

Fu allora che vide la luce la seconda edizione della “Rivista” del manifesto, che Lucio guidò, diresse, ed impreziosì con una analisi spietata della nuova fase della globalizzazione, un tema non nuovo, per lui che già nel 1974 (!), aveva intuito, nelle modalità di sviluppo e di controllo del modello capitalistico, con l’ involuzione dei  suoi tradizionali meccanismi di riproduzione , dopo lo strappo di  Bretton Woods ( il saggio è del gennaio 1974, pubblicato sul Manifesto col titolo  : “La qualità nuova della crisi”) , l’ aprirsi di una fase inedita la cui novità , stante l’ impazzimento dello sviluppo stesso, comportava l’ approssimarsi  “al limite estremo oltre il quale uno sviluppo capitalistico è impossibile, nel senso che si identifica immediatamente e senza residui in regresso e catastrofe”. Aveva intuito o previsto l’ avvento del reganismo?

Certamente sì, poichè non solo allora già si era entrati in una fase storica nuova, in cui quello sviluppo impazzito- nel 1973 c’era stato il golpe cileno ed il contesto europeo era pesantemente segnato ancora da dittature fasciste e militari, per non parlare dell’ involuzione o della repressione nei paesi del socialismo reale- non transitava attraverso un “ semplice periodo di ristrutturazione”, ma in cui il capitalismo , senza eccezioni geografiche, si accingeva a ridisegnare un “equilibrio economico, sociale, culturale” del tutto nuovo, anche mettendo in conto , o facendo strategicamente leva , proprio su uno “sconvolgimento profondo, lungo e doloroso” del consolidato assetto bipolare. Che dal reganismo avrebbe portato, come sappiamo , alla globalizzazione( cio’ la ricomposizione del mercato unico mondiale che la rivoluzione d’ ottobre aveva spezzato nel 1917).

Già allora Magri si interrogava , parlando a tutti noi,su come la sinistra avrebbe potuto e dovuto affrontare quella prova.

 

Nella mattinata di sabato questo interrogativo, sulla natura strutturale del capitalismo globalizzato, nel suo inevitabile aggiornamento, alla luce della crisi e della vicenda politica italiana , era presente nelle relazioni di Luciana Castellina, Famiano Crucianelli ed Aldo Garzia.

Non solo perchè esso è ritornato a pesare sullo scenario politico, anche se in modo del tutto inadeguato, per come viene affrontato ,  e perchè negativamente condizionato dall’ impoverimento generalizzato della politica, nella perdurante frammentazione della sinistra, ed in un quadro di arretratezza culturale diffusa, che sfocia nella subalternità dei soggetti politici sia  alla cultura liberaldemocratica , come accade in vasti settori del PD, sia alla filosofia dell’ impresa e delle sue compatibilità , come accade in larghi settori del sindacato.

Ma per il fatto che questo interrogativo, uno dei tanti che il nostro ragionamento teorico ha saputo elaborare negli anni 70, fuori di ogni ideologismo o faciloneria, oggi riacquista  consistenza ed attualità, fa parte di un patrimonio politico e culturale che va preservato , non solo, può essere coltivato attraverso l’ insegnamento e la socializzazione delle intuizioni che sorressero allora le analisi di Magri . Se vogliamo impegnarne la portata per fare qualcosa.

 

Sintesi degli interventi di Luciana Castellina, Aldo Garzia e Famiano Crucianelli

 

Non abbiamo dimenticato che quell’ interrogativo, quelle domande di ieri che ponemmo alla sinistra e le risposte che cercammo con molta difficoltà  allora di costruire e praticare, poggiarono si’ sulle spalle di una forza politica che elettoralmente pesava per l’ 1% , questa era la consistenza del PdUP, ma che proprio in virtù della loro cogenza e della nostra diversità all’ interno della nuova sinistra , seppero giungere ben piu’ lontano dei confini e delle aree politiche e culturali che noi raggiungevamo.

 

Così esordisce Luciana, dopo che Carlo Latini ha presentato l’ iniziativa ed il sindaco di Recanati ha salutato non  formalmente i convenuti, lodando lo spirito dell’ iniziativa e le motivazioni per la scelta della città .

 

Cio’ fu possibile  per l’ approccio responsabile alla realtà che il Pdup- ricorda Castellina- seppe mantenere e per le modalità con cui la nostra proposta politica era ascoltata e compresa dalle avanguardie di fabbrica, dai delegati dei consigli, da studenti ed intellettuali .

Noi rappresentavamo  una realtà sociale e politica che altri , alla nostra sinistra , ci invidiavano e  i nostri militanti , gli operai soprattutto, erano indicati dagli altri  come “gente che parla per francese” solo perchè avevano il torto di essere formati e colti,e agivano responsabilmente nelle situazioni concrete !

Agivano così  perchè sapevano di rappresentare qualcosa che non era riducibile all’ 1% della rappresentanza elettorale, ma ad una area piu’ larga e vasta, che era quella dell’ alternativa.

Ricordando Magri, Luciana ricorda brevemente la diversità della nostra storia, l’ attenzione ala lavoro ed alla classe operaia,all’analisi attenta e puntigliosa , realizzata con le indagini sul campo, con le inchieste sulle fabbriche, per conoscere e tenere assieme coscienza e soggettività di classe.

Diversità che non si esimeva dal saper fare autocritica , come a Bellaria nel ’77 dopo il fallimento dell’ unificazione della nuova sinistra, con lo scioglimento di LC nel “movimento” e l’ insorgenza del partito armato.

Nel libro si ripropone , anche, la relazione tenuta al seminario di Bellaria nel 1977 (“ Le ragioni di una sconfitta, alcuni varchi per una ripresa” ) che illustra  , aldilà dei contenuti ancor oggi soggetti a personalissime ed anacronistiche rivisitazioni, una capacità di riflessione critica su noi stessi per quei tempi inusuale.Ed anche in quel frangente la lezione di Lucio è stata importante.

“ La parabola del movimento studentesco, o di quello dei disoccupati, nell’ ultimo anno non potrebbe essere piu’ chiara.Nella stessa vicenda del femminismo occorerebbe mettere in conto, oltre alla preziosa crescita di consapevolezza, in certi settori della società, anche il modo in cui il sistema  riesce a deviare ed a  utulizzare la crisi della famiglia e dei valori tradizionali ed a rovesciarli in violenza e nuova repressione verso le stesse donne. Soprattutto: la delega di fatto alle organizzazioni tradizionali del livello delle istituzioni e lo scontro frontale, e dal basso con loro, non ha lasciato le cose come stavano e tantomeno le ha migliorate, ma ha accelerato una involuzione del quadro politico e istutuzionale.Se poi allarghiamo lo sguardo agi altri paesi: là dove , come negli Stati Uniti, prima e di piu’ , questa logica adel “ mouvement”è cresciuta, il bilancio è fallimentare anche sul piano delle minoranze radicali. Solo la follia dell’ astrazione consente di dire che che la ristrutturazione capitalistica attuale, proprio perchè regressiva, perchè crea disoccupazione, parassistismo, repressione, perchè spinge i partiti comunisti a diventare forze normalizzatrici, perchè impone un piu’ duro dominio delle multinazionali, funziona come elemento scatenante della rivolta proletaria..” (op.cit., pag228)

Noi tutti inoltre eravamo consapevoli di essere un partito “ provvisorio” , quando tale aggettivo pareva essere una bestemmia, ma cosi’ come i partiti non si inventano, cosi’ se non c’è un progetto strategico, una linea coerente e credibile, essi deperiscono, se viene a mancare una cultura unificante, lo stesso.

Lucio- sostiene Luciana- sapeva che la ricchezza e la diversità del Pdup era data da questa diversità che era stimolo e capacità di innesto nei movimenti, dentro la classe operaia, ma non era né poteva essere la compiuta rappresentanza di essa.

Per arrivare a tale risultato servivano piu’ forze, più propensioni e determinazioni all’ unità politica della sinistra, una vera cultura dell’ alternativa.

Il Pdup conflui’ nel PCI nel 1984, quando Berlinguer (“il secondo Berlinguer” ), sia pur tardivamente aveva scelto quella strada , difficile ed impegnativa -contro i blocchi, a fianco degli operai della Fiat, contro la degenerazione dei partiti, per l’ austerità ed in difesa della scala mobile, etc, -che poi la sua morte prematura troncò bruscamente.

Ora, anche questa ultima fase della nostra storia, il contributo che demmo contro lo scioglimento del PCI e per la nascita di un partito comunista che facesse perno sulla rifondazione della sua teoria,è stata indagata da Lucio ed è rintracciabile nelle pagine del “ Sarto di Ulm”.

A noi resta l’ interrogativo : “Da dove ripartire?”

Quando parla Aldo Garzia, la metafora del viaggio, che restituisce alla nostra avventura intellettuale e militante la corporeità delle contraddizioni materiali e delle avversità politiche, in cui la nostra piccola forza ha dovuto operare, si riassume nella categoria del dubbio che ridiventa il punto di partenza per una necessaria ricapitolazione, sulla natura e le finalità che un bilancio della nostra storia politica esige per un ripensamento o una riproposizione delle nostre tesi.

Mettiamo in fila alltre domande, di ieri e di oggi.

Si puo’ ancora parlare di una fuoruscita a sinistra del modello staliniano, del socialismo reale? Si puo’ modificare il rapporto Partito-Stato, ad evitare l’ aporia del modello cinese? Che giudizio diamo delle socialdemocrazie tedesco/nordiche, che avranno punti di criticità ma anche mantengono i punti alti di conquiste sociali del movimento operaio oggi disperse o negate? Se vogliamo misurarci sull’ Italia di oggi, possiamo ancora parlare, come facemmo negli anni’ 70 . del caso italiano come di un caso avanzato? Non è che allora abbiamo sottostimato l’ importanza degli elementi di  arretratezza che quel caso già allora evidenziava? Talune domande sono poste come retoriche, altre no, ma in questo frangente- suggerisce Garzia- non esistono risposte preconfezionate. E noi dobbiamo agire gravati dal pessimismo sulle nostre prospettive, sugli obiettivi che ci diamo.

Ma questo, appunto, non è che  il primo momento di confronto, spetta a noi, se ce la sentiamo o ne siamo capaci, di poter coniugare ancora sinistra e futuro, perchè dobbiamo guardare avanti.

Pensare in grande e con pensieri lunghi..

Continua e parzialmente conclude , prima degli interventi, Famiano Crucianelli che ripete in parte quanto espresso nella riunione del 2 giugno a Roma, sulle difficoltà ed il significato  che la realizzazione  del libro aveva richiesto , ma aggiungendo a quelle di Garzia, un’altra domanda :

” Da dove cominciare ? ”.

Il sito è certamente un buon inizio, perchè deve, puo’ rappresentare un punto di discussione e di relazione continua tra di noi, alimentando un dibattito politico fondato sulla politica attuale, sui compiti della sinistra, sulle nuove strade che ancora sono aperte alle nostre possibilità, e siamo consapevoli di non partire o ripartire da zero, poiché l’ enorme lascito di Lucio è una solida base di ricchezza e solidità materiale per le nostre rielaborazioni.Ma occorrerà qualcosa di piu’, che oggi non vediamo.

In precedenza Luciana Castellina aveva citato “il buon lavoro svolto dai compagni di Trieste che hanno fatto un sito come circolo del Manifesto ed hanno inserito un link collegato a quello di Lucio,  e ci sono  altre esperienze analoghe che stanno nascendo in rete e sui territori, ad esempio a Catania i Giovani comunisti hanno socializzato pressochè tutta la riflessione sulla storia politica del PCI scitta da Lucio nel libro “ Il sarto di Ulm”e hanno immesso questa cospicua mole di materiali nella rete: sono iniziative che aiutano a progredire.”

Infine Rocco Pellegrini annuncia alla platea, che ha riempito la sala adella Biblioteca del Palazzo Comunale di Recanati, che il sito web luciomagri.com; è finalmente attivo ed illustra i link di collegamenti e la struttura che veicola l’ attività e la frequentazione degli utenti.Da domani, insomma, si ricomincia.

Precedentemente, prima che iniziassero i lavori , alcuni di noi si erano recati nel piccolo cimitero dove Lucio e Mara, ora riposano “insieme per sempre”, per lasciare un saluto e tre rose rosse.

 

(M.C.)

Trieste, 2 dicembre 2012

Annunci